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Avatar di Giulia Bucchi

Leggendo questo pezzo ho pensato subito a Il mio cuore libero di Majd Al-Assar.

La domanda “Perché fanno ancora figli a Gaza?” sembra una domanda razionale, quasi pragmatica. Ma in realtà, come scrivi, porta già dentro una gerarchia di vite considerate salvabili e vite considerate già perse.

Perché il reprocidio non è solo distruggere ospedali, maternità, accesso alle cure o al cibo. È anche insinuare culturalmente che, dentro certe condizioni, la vita non dovrebbe più continuare. Che mettere al mondo un figlio diventi qualcosa da giudicare, quasi da colpevolizzare.

Majd Al-Assar racconta che a Gaza datano la loro esistenza con le guerre, perché la guerra è stata lo sfondo permanente delle loro vite. E racconta anche che essere madre significa portare sulle spalle non solo il pericolo, ma il peso della paura dei propri figli, del loro panico, del loro fragile senso di sicurezza.

Perché continuano a fare figli?

Perché l’amore, la continuità e il futuro diventano ancora più radicali proprio quando tutto intorno prova a cancellarli. E invece di riconoscere la forza di questo amore, spesso lo troviamo assurdo, finendo così per cancellare anche una parte della nostra umanità.

Nel suo libro c’è una frase che mi ha attraversata: “un amore che si rifiuta di morire persino quando tutto intorno crolla”.

Ed è forse questo che facciamo fatica a guardare davvero. Invece di lasciarci inondare da quell’amore, di unirci alla sua difesa, spesso lo giudichiamo freddamente. E in questo modo finiamo anche noi dentro la cultura del reprocidio.

Per questo credo che il tuo lavoro sia così importante: perché sposta lo sguardo e insieme lo allarga. Non chiede perché la vita continui ostinatamente a esistere sotto assedio. Chiede piuttosto che cosa dice di noi il fatto che quella vita ci sembri incomprensibile.

Grazie davvero per questo lavoro.

Avatar di Nina Gigante | Salute Olistica

ma evviva! non sapevo dell'uscita! <3

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